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Carlin non legge romanzi.
Non ne ha il tempo, nè la voglia.
Perchè ingannano, non parlano mai della vita vera.
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"Una sera Totò dal suo camerino, il migliore del teatro, essendo lui il primo comico della compagnia, sentì che due attori stavano litigando perché uno di essi pretendeva che l'altro gli cedesse il proprio camerino, che era più grande. "Io ho una parte più importante della tua e me lo devi cedere!". Totò uscì e disse: "Prenditi il mio, e falla finita".
"Niente affatto: voi, siete il primo comico." Totò a queste parole, inarcando le sopracciglia, scandì bene questa frase:
"Io so' Totò! E' n'ata cosa!"

E' finito il comunismo,
incapace forse di svolgere il
ruolo che la storia gli aveva
assegnato, ma non i poveri,
'e muort 'e famme.
E qualcuno dovrà pure
prendere in mano la loro bandiera,
occuparsi di loro,
accorgersi della loro vita.

Sebbene quelle merde
dei borghesi
le chiamino ragazze di vita,
non è che tutti i giorni si divertano
parola mia.
non è che tutti i giorni si divertano
Figlio di una smorfiosa
e di un deficiente,
non ridere della povera Venere,
della povera vecchia baldracca,
parola mia,
della povera vecchia baldracca.
C'è mancato poco,
caro mio,
che questa puttana
non fosse tua madre...
![]()
Il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l'omologazione brutalmente totalitaria del mondo.

Un ferroviere era quel tale
che per morire scelse Natale.
Da una finestra entrò nella storia
che parla di fame, non certo di gloria.
Aveva due figlie, un'idea, un mestiere
credeva nel dire e non nel tacere,
per essere pulito di dentro e di fuori
rischiava la vita fra i locomotori.
Agganciava carrozze agganciava vagoni
sognava da sveglio dei tempi più buoni
ma quando la sorte è puntigliosa
arriva la morte in forma curiosa
che gli procura, umano aeroplano
un volo notturno da un quarto piano
e lo riduce in quattro e quattr'otto
in un mucchio di cenci, di ossa un fagotto.
Pino Pinelli era quel tale
che per morire scelse Natale,
da una finestra entrò nella storia
che parla di infamia non certo di gloria
all'alba non muore soltanto la notte,
muore anche l'uomo e il suo divenire,
e il sangue caldo che bagna il selciato
è un discorso appena iniziato.
Passati stupori e costernazioni
nascono voci, si fanno illazioni,
si cercano insomma astratte scuse
come il poeta cerca le Muse
Ma il morto rimane, col sangue fra i denti
non l'hanno ammazzato i suoi respingenti.
Un po' di cordoglio, la stampa è vicina,
e il ferroviere va al posto di Mina,
mentre si scrive in ferrovia:
Il manovratore è andato via.
Per creare un vuoto nel mondo operaio,
non serve neppure ammazzarne un migliaio:
Basta un dramma, il mistero, l'inchiesta,
segue chi piange, chi urla, protesta,
Pino Pinelli era quel tale
che per morire scelse Natale.
Da una finestra entrò nella storia,
che parla di fame, non certo di gloria.
Si cerca il tritolo, la droga , le donne,
e mentre si fruga, si cerca, si indaga,
ti salta fuori la busta paga,
che ti dimostra in maniera evidente
che chi lavora incassa un bel niente.
All'alba non muore soltanto la notte,
muore anche l'uomo e il suo divenire,
e il sangue caldo che bagna il selciato
è un discorso appena iniziato.

Mi sono guardato piangere
in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo
ti saluto dai paesi di domani.

Essere un attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale:
o si esprimono le strutture conservatrici della società
e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere,
oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario
fra l'arte e la vita.

Io canto alla "chillaneja" solo se ho qualcosa da raccontare e non suono la chitarra per ricevere l'applauso. Io canto la differenza che esiste tra vero e falso, se no, non canto.

Ho amici che non sanno quanto sono miei amici. Non percepiscono tutto l'amore che sento per loro né quanto siano necessari per me. L'amicizia è un sentimento più nobile dell'amore. Questo fa sì che il suo oggetto si divida tra altri affetti, mentre l'amore è imprescindibile dalla gelosia, che non ammette rivalità. Potrei sopportare, anche se non senza dolore, la morte di tutti i miei amori, ma impazzirei se morissero tutti i miei amici!
Anche quelli che non capiscono quanto siano miei amici e quanto la mia vita dipenda dalla loro esistenza...
Non cerco alcuni di loro, mi basta sapere che esistono. Questa semplice condizione mi incoraggia a proseguire la mia vita. Ma, proprio perché non li cerco con assiduità, non posso dir loro quanto io li ami. Loro non mi crederebbero. Molti di loro, leggendo adesso questa "crônica" non sanno di essere inclusi nella sacra lista dei miei amici. Ma è delizioso che io sappia e senta che li amo, anche se non lo dichiaro e non li cerco. E a volte, quando li cerco, noto che loro non hanno la benché minima nozione di quanto mi siano necessari, di quanto siano indispensabili al mio equilibrio vitale, perché loro fanno parte del mondo che io faticosamente ho costruito, e sono divenuti i pilastri del mio incanto per la vita. Se uno di loro morisse io diventerei storto. Se tutti morissero io crollerei. E' per questo che, a loro insaputa, io prego per la loro vita. E mi vergogno perché questa mia preghiera è in fondo rivolta al mio proprio benessere. Essa è forse il frutto del mio egoismo.
A volte mi ritrovo a pensare intensamente a qualcuno di loro.
Quando viaggio e sono di fronte a posti meravigliosi, mi cade una lacrima perché non sono con me a condividere quel piacere...
Se qualcosa mi consuma e mi invecchia è perché la furibonda ruota della vita non mi permette di avere sempre con me, mentre parlo, mentre cammino, vivendo, tutti i miei amici, e soprattutto quelli che solo sospettano o forse non sapranno mai che sono miei amici.
Un amico non si fa, si riconosce.
oggi
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Ci sono voci che puoi riconoscere anche se sei già lontano.
A Adnan
THE VIRTUAL DIEGO RIVERA WEB MUSEUM
C'è abbastanza perfidia, odio, violenza, assurdità, per fornire qualsiasi esercito in qualsiasi giorno.
E i migliori assassini sono quelli che predicano contro.
E i migliori a odiare sono quelli che predicano amore.
E i migliori in guerra sono quelli che predicano pace.
Attenti agli uomini comuni, alle donne comuni.
Attenti al loro amore.
Il loro è un amore comune che mira alla mediocrità.
Ma c'è il genio nel loro odio.
C'è abbastanza genio nel loro odio per uccidere chiunque.
Non volendo la solitudine, non concependo la solitudine, cercheranno di distruggere tutto ciò che si differenzia da loro stessi.
Non sapendo creare arte non capiranno l'arte.
Considereranno il loro fallimento come creatori, solo come un fallimento del mondo.
Non essendo in grado di amare pienamente, crederanno il tuo amore incompleto.
E poi odieranno te.
E il loro odio sarà perfetto, come un diamante splendente.
Come un coltello.
Come una montagna.
Come una tigre.
Come una cicuta.
La loro arte più raffinata.
Il terzo volume delle “Truffe & Other Sturiellett’” si apre con gli “Occhi di Angela”, un brano scritto quando ero giuvinotto che elabora un brano popolare Armeno. Questa versione fu arrangiata come “Il valzer del Cocciolone” per Mimmo Maglionico. In coda potete ascoltare qualche battuta della splendida canzone originale.
“Cronisti di strada” era un documentario realizzato per la RAI da Gianfranco Pannone. Per settimane aveva seguito il lavoro in strada di cronisti napoletani che seguivano fatti di camorra. Tra loro era anche il mitico Arnaldo Capezzuto a cui è dedicata “Arnaldo Nero Wolf”. “Giuseppe la Trippa” si basa su una splendida vamp di basso di un brano di Jusef Lateef mentre “Dint’’a nu vicarielle” mette insieme una tammurriata pomiglianese con l’incipit dei “Preludi Festivi” di Richard Strauss.
Qui trovate il resto del “Il Resto di niente”, lo splendido film della De Lillo su Eleonora Pimentel Fonseca. La “Marcia di Cimarosa” che reca la bellissima indicazione “Marcia da suonarsi sotto l’albero della libertà pel bruciamento delle immagini dei tiranni” è qui eseguita e registrata per la prima volta al mondo. La scovai quand’ero allievo del Conservatorio e passavo più tempo in Biblioteca che a far canne ai giardinetti. Non esisteva fotocopiatrice e dovevo copiare tutto a mano. Ma ne valeva la pena. “’Ngiuriata” e “Cicirenella” sono state registrate in scena durante le riprese e sono due brani dell’epoca della Pimentel.
Il film “17” di Enrico Caria è la prima colonna sonora che ho realizzato, all’epoca de “L’Uscita dei Gladiatori” e alcuni brani furono inseriti nel cd. Erano gli anni in cui uscì fuori l’affare Gladio e i titoli sono tutti in riferimento alla questione (messa a tacere velocemente) e al nostro bene amato ex-Presidente che avevo imparato ad apprezzare già dal ‘77.
Il titolo “L’Uscita dei Gladiatori” è un chiaro riferimento alla celeberrima marcia di Fucik “L’entrata dei gladiatori” che aveva ispirato Rota per le musiche di 8 e mezzo. Ma “Il ritorno del Gladiatore” fa riferimento all’ ouverture di Weill “Ascesa e caduta della città di Mahagonny”. “Ce me pe ti zog?” è la versione per orchestra di un brano arbresh da me visitato più volte. Mi ha sempre affascinato lavorare su questa melodia di sole cinque note e di una quinta di estensione. Della serie vediamo che si può ricavare da una ricetta così povera. “La strada di Levi” è frutto della mia ultima collaborazione con Davide Ferrario ed è un bel film in cui il regista rifà il percorso di Primo Levi dalla liberazione dal campo di prigionia di Auschwitz ad opera dell’esercito sovietico fino al ritorno a Torino. Un viaggio in tutto l’Est che mette a confronto l’epoca di Levi e quella attuale. Per la realizzazione delle musiche Davide mi chiese di lavorare sulla versione di “Sante Caserio” contenuta su “Jurnateri” e poi mi sottopose delle musiche che dovevo tener presenti.
Dal titolo del primo brano potete cogliere a chi dovevo riferirmi...eh eh.
L’ultimo brano, la “Canzone popolare Moldava”, fu registrato dalla troupe durante la lavorazione del film. La qualità dell’ audio non era eccezionale, ma la carica dei tre ragazzini che suonavano questo brano mi piaceva. C’ ho aggiunto contrabbasso, chitarra e batteria ed eccolo qua.
Anche questa volta sono sicuro che siete entusiasti di sapere che acquistando questo splendido cofanetto mi avete dato una mano a togliermi i miei costosissimi vizi, che consistono nel comprare i cd degli altri, bere ‘na birretta sotto casa mia a Piazza Bellini e mettere la benzina nella mia anziana e arzilla motocicletta per andare a Miseno a fare il bagno.
Eternamente debitore vostro.
Ci vediamo al Volume 4.
Daniele

La classe morta
Tutti gli anni
tuoi i troppi affanni
preghiere che non ho
oh vita mia stupida aporia portami via
finire
e' il solo eterno che mi do
oh vita mia portami via
finire se si puo'
I vent'anni
tuoi chiusi e soli
bestemmie che non so
oh vita mia fede o eresia portami via
finire
e' il solo credo che mi do
oh vita mia portami via
finire e amare no
La gran classe
morta dei compagni
gia' libera i suoi no
oh anarchia della vita mia dammi poesia
potere
io neghero' e piu' frontiere non avro'
oh anarchia dammi poesia
e anch'io con te verro'
e anch'io con te verro'
E' in uscita...

In uscita per i CD de "il manifesto" un cofanetto con i volumi 1, 2 e 3 di "Truffe and other sturiellett'" di Daniele Sepe. Il cofanetto contiene musiche composte per il cinema ed il teatro e contiene tra l'altro le colonne sonore di film di Ferrario, Martone, Caria, De Lillo, Pannone, Salvatores, Cappuccio e tanti altri.
«Molti musicisti della mia età invidiano i giovani sostenendo che oggi ci sono più occasioni. Ma scherziamo? Oggi la musica è narcotizzata, si va avanti a botte di lounge, chillout e drum bases, roba da salotto, da hall degli alberghi fra un drink e una chiacchiera. Alcuni pezzi computerizzati di matrice r&b, soul, jazz, sono anche gradevoli, ma hanno finito con l’ipnotizzare il pubblico, che oggi non ha più voglia di ascoltare proposte nuove e suonate dal vivo».
«Qualche anno fa si suonava di più, c’era circuito e i club rischiavano su proposte eterodosse e questo anche grazie a un clima politico diverso. Pensiamo alle feste dell’Unità, a proposito ma esistono ancora? Fra uno stand del Vietnam ed uno di Cuba emergeva musica interessante, ma già negli ultimi dieci anni, quando al loro posto si trovavano capannoni pubblicitari della Fiat o della Singer, capirete bene cosa possa essere venuto fuori».
Daniele Sepe
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica
in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicitá.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale EX L.62 7/3/2001