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Un ferroviere era quel tale che per morire scelse Natale. Da una finestra entrò nella storia che parla di fame, non certo di gloria. Aveva due figlie, un'idea, un mestiere credeva nel dire e non nel tacere, per essere pulito di dentro e di fuori rischiava la vita fra i locomotori. Agganciava carrozze agganciava vagoni sognava da sveglio dei tempi più buoni ma quando la sorte è puntigliosa arriva la morte in forma curiosa che gli procura, umano aeroplano un volo notturno da un quarto piano e lo riduce in quattro e quattr'otto in un mucchio di cenci, di ossa un fagotto. Pino Pinelli era quel tale che per morire scelse Natale, da una finestra entrò nella storia che parla di infamia non certo di gloria all'alba non muore soltanto la notte, muore anche l'uomo e il suo divenire, e il sangue caldo che bagna il selciato è un discorso appena iniziato. Passati stupori e costernazioni nascono voci, si fanno illazioni, si cercano insomma astratte scuse come il poeta cerca le Muse Ma il morto rimane, col sangue fra i denti non l'hanno ammazzato i suoi respingenti. Un po' di cordoglio, la stampa è vicina, e il ferroviere va al posto di Mina, mentre si scrive in ferrovia: Il manovratore è andato via. Per creare un vuoto nel mondo operaio, non serve neppure ammazzarne un migliaio: Basta un dramma, il mistero, l'inchiesta, segue chi piange, chi urla, protesta, Pino Pinelli era quel tale che per morire scelse Natale. Da una finestra entrò nella storia, che parla di fame, non certo di gloria. Si cerca il tritolo, la droga , le donne, e mentre si fruga, si cerca, si indaga, ti salta fuori la busta paga, che ti dimostra in maniera evidente che chi lavora incassa un bel niente. All'alba non muore soltanto la notte, muore anche l'uomo e il suo divenire, e il sangue caldo che bagna il selciato è un discorso appena iniziato.



FRANCO SERANTINI

Una pagina dedicata a Franco Serantini

Ci andai perchè ci si crede.
Ci andai come 'cane sciolto'.



FABRIZIO DE ANDRE'



GIAN MARIA VOLONTE'

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Essere un attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale:
o si esprimono le strutture conservatrici della società
e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere,
oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario
fra l'arte e la vita.



VIOLETA PARRA

Vai al Sito di Violeta Parra

Io canto alla "chillaneja" solo se ho qualcosa da raccontare e non suono la chitarra per ricevere l'applauso. Io canto la differenza che esiste tra vero e falso, se no, non canto.



VINICIUS DE MORAES

Vai al Sito di Vinicius de Moraes

Ho amici che non sanno quanto sono miei amici. Non percepiscono tutto l'amore che sento per loro né quanto siano necessari per me. L'amicizia è un sentimento più nobile dell'amore. Questo fa sì che il suo oggetto si divida tra altri affetti, mentre l'amore è imprescindibile dalla gelosia, che non ammette rivalità. Potrei sopportare, anche se non senza dolore, la morte di tutti i miei amori, ma impazzirei se morissero tutti i miei amici! Anche quelli che non capiscono quanto siano miei amici e quanto la mia vita dipenda dalla loro esistenza... Non cerco alcuni di loro, mi basta sapere che esistono. Questa semplice condizione mi incoraggia a proseguire la mia vita. Ma, proprio perché non li cerco con assiduità, non posso dir loro quanto io li ami. Loro non mi crederebbero. Molti di loro, leggendo adesso questa "crônica" non sanno di essere inclusi nella sacra lista dei miei amici. Ma è delizioso che io sappia e senta che li amo, anche se non lo dichiaro e non li cerco. E a volte, quando li cerco, noto che loro non hanno la benché minima nozione di quanto mi siano necessari, di quanto siano indispensabili al mio equilibrio vitale, perché loro fanno parte del mondo che io faticosamente ho costruito, e sono divenuti i pilastri del mio incanto per la vita. Se uno di loro morisse io diventerei storto. Se tutti morissero io crollerei. E' per questo che, a loro insaputa, io prego per la loro vita. E mi vergogno perché questa mia preghiera è in fondo rivolta al mio proprio benessere. Essa è forse il frutto del mio egoismo. A volte mi ritrovo a pensare intensamente a qualcuno di loro. Quando viaggio e sono di fronte a posti meravigliosi, mi cade una lacrima perché non sono con me a condividere quel piacere... Se qualcosa mi consuma e mi invecchia è perché la furibonda ruota della vita non mi permette di avere sempre con me, mentre parlo, mentre cammino, vivendo, tutti i miei amici, e soprattutto quelli che solo sospettano o forse non sapranno mai che sono miei amici. Un amico non si fa, si riconosce.



STEFANO D.RaD FACCHIELLI

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Il tempo, secondo il dizionario, è la successione illimitata dei fatti e degli eventi umani; ovvero la durata delle cose, distinta e misurata in periodi. Se la vita fosse un contenitore, esso conterrebbe il tempo; il tempo quindi è l’unità di misura della nostra vita. Avete mai provato a chiedervi come impiega il tempo l’essere umano occidentale medio? Si alza presto, corre subito al lavoro, torna a casa per cena, guarda la TV, va a letto presto, per poi ricominciare il ciclo la mattina seguente. Il tutto si svolge a velocità folle: di corsa la mattina, per arrivare in tempo al lavoro; ritmi estenuanti per produrre il più possibile nel minor tempo possibile; a pranzo fast food per guadagnare tempo. Quanto tempo dunque gli rimane per se? Intendiamo tempo per amare, conoscere gente, coltivare i propri interessi, insomma, per vivere? La risposta la conosciamo tutti, sta scritta negli occhi di tutte le donne e di tutti gli uomini che vivono in questa parte del mondo. E’ come se noi tutti fossimo rinchiusi in un vagone che corre a velocità folle senza una meta ben precisa; il suo unico scopo è viaggiare sempre più veloce, i binari sui quali corre sono il sistema sociale nel quale viviamo. Se dunque la velocità, la fretta, la corsa sono la quintessenza di questo sistema, allora noi preferiamo la lentezza, perché il cuore batte a sessanta battiti al minuto, e nessuno può andare più veloce del proprio cuore senza perdere la propria umanità. Aiutateci a fermare il tempo, riprendiamoci la vita, prendiamoci il tempo, tempo… tempo…

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domenica, 11 maggio 2008
Fame Chimica

postato da: Sahishin 11:58 | link| commenti (1)
luca zulu persico, zezi gruppo operaio

sabato, 10 maggio 2008
LE ARMI DELLA PSYCHOLOGICAL WAR

L'ideologia elettoralistica possiede un tale potenziale mistificatorio che finisce per coinvolgere anche parte di coloro che, pur sinceramente, si ritengono degli astensionisti. A distanza di settimane dall'ultima scadenza elettorale, continua infatti a mietere vittime la cortina fumogena sparsa dai media con il doppio scopo, da un lato, di dissimulare la rigida prevedibilità del meccanismo elettorale, e, dall'altro lato, di far credere che le elezioni costituiscano un indicatore attendibile circa i mutamenti sociali ed epocali in corso.

Negli ultimi trenta anni i media ci hanno proposto innumerevoli, e presunte, "svolte epocali": il Riflusso, il post-industriale, la scomparsa della classe operaia, la società complessa, la fine del comunismo, il tramonto delle ideologie, la fine della lotta di classe, la fine della Storia, il risveglio etnico, la globalizzazione, ecc.;  persino l'11 settembre 2001 ci è stato imposto come una data epocale, del tipo 476, l'inizio del medioevo, o 1492, l'inizio dell'era moderna.

Ora ci si vuole convincere che anche il crollo della sinistra "radicale" nelle ultime elezioni debba esser fatto rientrare nel consueto schema mediatico del "dacci oggi la nostra svolta epocale quotidiana".

In realtà, se si sta semplicemente alle percentuali elettorali, si può subito notare che non c'è stato nessun esodo biblico di voti da uno schieramento all'altro. I voti operai passati alla Lega esistono solo nelle ipotesi giornalistiche. Del resto una quota consistente di voto operaio di centro-destra è sempre esistita, specialmente nelle aree in cui prevalgono le piccole imprese che, spesso, controllano anche il voto dei loro dipendenti. Purtroppo sono sempre esistiti anche casi in cui padronato, amministratori locali e sindacati hanno gestito in collaborazione aree di voto operaio.

Persino dei voti dell'elettorato della  sinistra "radicale" che, secondo le voci giornalistiche, a Roma sarebbero andati al candidato di destra Alemanno, non c'è alcuna traccia precisa nei numeri del risultato elettorale, perciò a pesare sul dibattito politico attuale è un evento del tutto dovuto all'immaginario mediatico e, perciò, tanto più "epocale".

Compito dei soliti psicobrogli elettorali è proprio convincerci che i giudizi espressi dal voto costituiscano un segnale di movimenti profondi della società, ma, se si guarda oggettivamente il risultato, c'è semmai da stupirsi che Bertinotti sia riuscito a rimediare quasi il quattro per cento. La vera sorpresa delle elezioni è infatti scoprire ogni volta quanto siano rigidi i comportamenti elettorali.

Nonostante la vacuità del messaggio di Bertinotti e lo sfarzo esibizionistico delle sue lussuose giacche di tweed, l'elettorato di appartenenza in gran parte non lo ha tradito. Le vere domande semmai sono altre: quanti elettori sapevano dello sbarramento al quattro per cento? Perché l'informazione ufficiale non si è preoccupata di ricordare questa norma? Perché neppure Bertinotti ha avvertito del pericolo i suoi potenziali elettori, che sono poi trasmigrati in parte verso la Sinistra Critica e verso il PCLI?

Il fatto è che Bertinotti è andato al massacro ben consapevole di andarci e senza far nulla per evitarlo. Ha anche accettato senza reagire che il voto organizzato dalla CGIL e dalla Lega delle Cooperative si riversasse per intero su Veltroni, non tentando mai di utilizzare la presenza capillare di Rifondazione Comunista nelle amministrazioni locali per convincere i baroni del voto a continuare a dargli una mano come già avevano fatto in passato.

La domanda vera, alla fine, è: cosa è stato promesso al gruppo dirigente della "sinistra radicale" per indurlo a subire questa liquidazione politica?
Qui assistiamo ad una vicenda molto poco epocale - e invece molto consueta - di corruzione e/o ricatto nei confronti dei gruppi dirigenti della sinistra.
La guerra psicologica nel frattempo si sta incaricando di trasformare il suicidio elettorale di Bertinotti e soci, in una ennesima sconfitta storica dei lavoratori, in una ulteriore "prova" della loro scomparsa come soggetto sociale. Il problema è che i movimenti non nascono dal nulla, ma si alimentano dell'impegno di piccole minoranze organizzate. Lo "svoltepocalismo" costituisce un'arma psicologica per suggestionare e demoralizzare queste minoranze, per indurle a credere che i punti di riferimento vengono a mancargli, in modo da convincerle che arrendersi al corso della "Storia" costituirebbe da parte loro un atto di responsabilità e di lucidità.

Il cambiamento storico è un dato di fatto, ma gli scenari di mutamento proposti dai media non sono mai rappresentativi della reale evoluzione sociale nel suo complesso, ma solo di quel particolare sistema che è la guerra psicologica. Sarebbe quindi un errore considerare gli argomenti della guerra psicologica come se fossero l'espressione di un pensiero politico-strategico. Si tratta invece di qualcosa di analogo ad un messaggio pubblicitario, cioè ad una suggestione che fa direttamente appello al conformismo di ciascuno. Quanto più l'obiettivo è meschinamente affaristico - o addirittura criminale/affaristico -, tanto più il messaggio pubblicitario sarà iperbolico, distraendo l'attenzione con l'evocazione di passaggi epocali o di salvataggi dell'umanità.

La guerra psicologica ottiene cioè il suo risultato provocando uno stato confusionale. Uno dei classici della guerra psicologica è la dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America, redatta da Thomas Jefferson, in cui si afferma, ad esempio, che sono "di per sé stesse evidenti le seguenti verità". Il lampo di genio del pubblicitario Jefferson sta proprio nella locuzione "di per se stesse", utile a creare quel tanto di confusione mentale da indurre la suggestione.

Se ci fosse stato scritto semplicemente "evidenti", si sarebbe potuto subito obiettare che non sono evidenti affatto, invece quel "di per se stesse" sposta l'attenzione dalle presunte verità a qualcos'altro. Si noterà che è la stessa tecnica della fiaba dei vestiti dell'Imperatore, in quanto ci si suggerisce che se quelle verità non le vedi è colpa tua, c'è qualcosa di sbagliato in te.

Il conformismo è un meccanismo sociale basato appunto sul farti sentire inadeguato ed indurti a rimediare attraverso comportamenti imitativi. La pubblicità usa la suggestione conformistica per costringerti a comprare un prodotto che dovrebbe, miticamente, sanare questa tua condizione di inferiorità. I messaggi pubblicitari penetrano in modo inconsapevole, per cui finiscono per subirli anche persone che razionalmente li rifiuterebbero.

Ad esempio, mentre Ratzinger, davanti all'assemblea dell'ONU, giustificava il colonialismo e il disprezzo del Diritto internazionale in nome della sacralità dei "Diritti umani", incautamente - e involontariamente - alcuni commentatori di sinistra riprendevano questa retorica salvifica per sostenere le ragioni dell'invasione cinese del Tibet.

Affermare che questa invasione avrebbe salvato il Tibet dal sistema tirannico/feudale del lamaismo, non è molto diverso dal parlare di esportazione della democrazia. La guerra umanitaria viene giustificata infatti con un razzismo umanitario, cioè con la necessità del colonialismo per salvare popoli inetti, incapaci di farlo da soli.

Anche un commentatore di solito molto serio e concreto come il filosofo Domenico Losurdo, è caduto nella trappola, lanciando astratti confronti tra il Tibet attuale e la condizione medievale in cui versava prima dell'invasione cinese del 1950, e si è chiesto se i Tibetani sarebbero disposti a tornare a quella condizione di servitù. In realtà il sistema lamaistico si fondava sull'isolamento geografico, che nel 1950 era già stato spezzato dai trasporti aerei, tanto che ormai il Tibet versava in una condizione di instabilità ai limiti della guerra civile. Inoltre questo Tibet immobile è un'immagine caricaturale, degna del film  "Sette anni in Tibet".

Quando i comunisti cinesi hanno invaso il Tibet nell'ottobre del 1950 il sistema lamaistico era già in crisi, e Mao era soprattutto preoccupato che gli altopiani tibetani diventassero una base  del Kuomintang e degli USA, come Taiwan. Nel 1950 la Cina era già impegnata nella guerra di Corea contro gli Stati Uniti ed era a rischio di bombardamento atomico.

Come mai nessuno se ne è ricordato? Ecco un caso in cui le presunte verità "di per se stesse" evidenti, non hanno fatto notare ciò che avrebbe dovuto essere effettivamente evidente, e cioè la contemporaneità dell'invasione del Tibet con la guerra di Corea. Anche a Taiwan, l'invasione degli Americani e dei nazionalisti cinesi ha provocato un genocidio  materiale e culturale della popolazione preesistente, ed anche questo nessuno l'ha ricordato.

La situazione di guerra e di minaccia da parte degli USA e del Kuomintang  in cui versava la Cina nel 1950, non giustifica la sua invasione del Tibet, ma almeno la contestualizza al di fuori degli schemi del razzismo umanitario, che sono più consoni a moventi affaristico/criminali. Ripetendo automaticamente le formule del razzismo umanitario, molti commentatori di sinistra si sono invece impediti di vedere che il Dalai Lama è il più contrario ad ogni ipotesi di boicottaggio delle Olimpiadi, e che tali minacce provengono da cosche affaristiche euro-americane, che si propongono così di ricattare il governo cinese, per estorcergli migliori condizioni per le sponsorizzazioni e per i contratti pubblicitari legati al business olimpico.

Allora, che senso ha insistere sulla tesi di un Tibet bisognoso di essere salvato dal suo oscurantismo, quando ciò finisce per legittimare altri "salvataggi" come quelli dell'Iraq e dell'Afghanistan?
(fonte: comidad.org)

postato da: Sahishin 12:25 | link| commenti
articoli

giovedì, 08 maggio 2008
Di-scendenze II

'O Guardio

Ne saccio razze pe'  'stu munno intero...
E ne cumbina scherze 'sta natura...
Ma chello ch'è rimasto nu mistero
pe me so' state 'e guardie d' 'a Quistura.

Nun ce sta trucco nè travestimento
ca' po' ngannà quann nu guardio sponta
'A meglia carta 'e riconoscimento
'a mano 'e Dio 'nce l'ha stampata 'nfronte.

Ce tengo 'n'odio....Ce 'ncoccio na tramma
pe 'sta rassumiglianza 'a tutt' 'a chiorma;
ma che l'ha parturite 'a stessa mamma?...
Ma che so' asciute tutte 'a una forma?...

'O stesso purtamento....'a céra è 'a stessa....
'na céra sempe storta 'e traditore....
Chisà si 'o guardio sente mai 'na messa
Chisà si 'o guardio 'e vvote va' a fa' ammore.

So' tutte brune-gialle,
e riflettite, quanne fissate a cheste paglietelle.
Sott' 'a stu' bruno-gialle che vedite?
'A nfamità ca passe pelle pelle.

Ne saccio uno 'a sett'anne int' 'o quartiere,
'nu guardio 'nziste e rispettato assaje,
c' 'o chiammano a sett'anne brigadiere
ma brigadiere nun è stato maje.

Se sceta: a chi prumette e a chi minaccia....
s'addorme: a chi minaccia e a chi prumette....
Si 'o munno fosse nato cu doje vraccia
chisto l'avrìa 'nfelate già 'e manette.

Vede assassine e ladre a ogni passo,
se vanta ca' nisciuno 'o po' fa fesso,
ma si succede 'a notte quacche scasso
isso l'appure sempe 'o juorno appriesso.

'O guardio nun sta maje cu 'a mano a sacca...
pesce 'e cannuccia ca subbeto ammocca,
Puteche....Bar...Tratturie.....
ferma 'a dunnina allegra e 'nce s'abbocca.

Si trova 'o tuosto molla e apare vasce
c' 'o debbule sultante s'accanisce.
Ma s'addiventa guardio o 'nce se nasce?
E chi ne sape niente?........e chi capisce?

postato da: Sahishin 00:30 | link| commenti
o nonno salvatore

martedì, 06 maggio 2008
Di-scendenze

Dormo poco, 'a morte è 'nfame.


22.30
Chill nun s'è mai scetato, nun 'o sape che stamm 'ncopp 'a terra.
(rosilla)


postato da: Sahishin 19:15 | link| commenti (2)
s conclusioni

domenica, 04 maggio 2008
Todo Modo

 
 
Vigilanza
 

I bambini
Non sempre hanno vent’anni
I bambini
Hanno sempre la stessa età
Il vecchio che sbadiglia
Sbadigliava anche da piccolo
Bisogna ridere da giovani
Per ridere a sessant’anni
La fine della spirale
È il suo inizio
Non stancarti Françoise
Non stancarti così giovane
Se non vuoi sentire a cinquant’anni
Il bisogno di metterti a letto
Come fanno il prete
Il sindaco e il ministro
Che non hanno saputo dormire
Nella loro culla da bambini
La vita è fatta per ridere
Per dormire
Per sognare
Sogna mia giovane Françoise
Se non vuoi avere la barba del ministro
Il foruncolo del prete
E la tristezza del sindaco

Louis Scutenaire

postato da: Sahishin 17:33 | link| commenti (2)
elio petri, gian maria volonte, louis scutenaire

giovedì, 01 maggio 2008
La proprietà non è più un furto

postato da: Sahishin 01:01 | link| commenti (4)
elio petri

martedì, 29 aprile 2008
INTERVALLO

postato da: Sahishin 23:16 | link| commenti (8)
s conclusioni

venerdì, 25 aprile 2008
Non son l'un per cento

Mi ricordo la maestra alle elementari, ci insegnava Bella Ciao, e quando la cantavamo in coro lei si commuoveva, e io allora non lo capivo. L'ho capito poi. Per noi era divertente, la cantavamo anche per strada, tornando a casa, e capitava che si univa a noi, nel coro, il gruppetto di amichetti che passava sul marciapiede di fronte. Bella Ciao si cantava per strada.
E la sentivamo anche cantare da quelli più grandi, che si ricordavano molto più di noi, nei cortei che tutti tutti i giorni c'erano.  E mi ricordo pure sei fratelli, stavano al piano di sotto, ogni domenica uno con la capa scassata, erano 'nzist'assai, e mi ricordo la gente sopra le scale della chiesa che si guardava lo spettacolo, a quelli non li ho mai sentiti cantare Bella Ciao. Mi ricordo un sacco di cose, però una cosa non me la riesco a ricorda'...è successo in questa vita qua o in quella precedente?
 

postato da: Sahishin 15:42 | link| commenti (5)
non son lun per cento

martedì, 22 aprile 2008
La Ronda

"Ho visto con piacere e anche con un po' di compiacimento che Cofferati ha istituito di fatto e legalizzato le ronde."
Roberto Maroni

postato da: Sahishin 00:26 | link| commenti (1)
daniele sepe

domenica, 20 aprile 2008
Águas de Março

"Il fine non è di avere ciascuno la propria strada, ma di avere una strada che sia la propria."
(Manifesto di Port Huron)

 

postato da: Sahishin 21:13 | link| commenti (1)
tom jobim, elis regina

sabato, 19 aprile 2008
Non c'è pericolo

Si ringraziano gli operai della ITALSIDER di Napoli per il loro contributo. Un ringraziamento speciale ad Antonio Graniero. Questa canzone è dedicata alla memoria dei caduti sul lavoro e a di chi di lavoro soffre.
Un saluto, l'ultimo, al mio amico Antonio Corcione ovunque si trovi.
Lino Volpe

postato da: Sahishin 21:21 | link| commenti (1)
lino volpe

lunedì, 14 aprile 2008
Perchè i vivi non ricordano

 
Daniele Sepe - MCMXCIV

Non canto per i vivi, non canto per loro
ché di miserie e disgrazie
ne ho viste tante in giro
e questa storia assurda non può tornare indietro
a pezzi li abbiam persi sui monti e nelle valli
nei fiumi e agli angoli agli angoli delle strade
agli angoli degli occhi agli angoli della bocca di
Garcia Lorca
Camilo Torres
Salvador Allende
Victor Jara


Montagne di cenci carne stracci
carta cuori unghie memorie
bruciati in fretta come nella camera
di scoppio di un motore
su una forca o con le fucilate
con la garrota o con la sedia elettrica
i vivi non ricordano lo sguardo
i vivi non ricordano lo sguardo di
Nicola Sacco
Bartolomeo Vanzetti
Giacomo Matteotti
Giuseppe Pinelli


E più neri di prima sono ritornati
lo stesso cognome
Mussolini
usano il televisore come un cavallo di Troia
entrano nel futuro dei nostri figli
così come c'entrarono nel '920
per ricordarci che un giorno
a Brescia
, a Ustica, a Bologna
a Marzabotto sono morti invano
perché i vivi non ricordano.

Si è ammutolito il mio strumento
quando ho capito che il popolo italiano
di mare,  di cielo 
di mare, cielo e terra
deve saperlo che ci portano la guerra
guarda nei libri devi ricordarlo
ogni quanto tempo in Europa c'è un conflitto
dove madri padri figlie e figli
sono morti da dimenticare perché i vivi non ricordano
perché i vivi non ricordano gli occhi dei
Fr
atelli Cervi
Lauro Farioli
Marino Serri
Giovanni Ardizzone


Sole, vento che rincorri i continenti
tu che accarezzi il viso delle genti
raccogline tutta la memoria
e fanne un solco nella terra
perché con il grano e con il pane
cresca anche il ricordo degli occhi
e del cuore di 
Franco Serantini
Claudio Miccoli 
Sotiris Petrulas
Giorgiana Masi 
Giuseppe Palumbo
Grigoris Lambrakis
Turiddu Carnevali
Gaetano Bresci
Walter Rossi
Jolanda Palladino
Ines Corsari
Emiliano Zapata
Pietro Greco detto "Pedro"
Camillo Cienfuegos
Stephen Biko 
Patice Lumumba
Rina Feruglio
Ernesto "CHE" Guevara
Gennarino Capuozzo
Giovanni Passanante
Duccio Galimberti 
M. Luther King
Malcolm X
Oscar Romero
Vincenzo Baiano
Anna Maria Enriques Agnoletti
...
Hasta Siempre

postato da: Sahishin 23:12 | link| commenti (7)
daniele sepe, giorgiana masi, giuseppe pinelli, franco serantini


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in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicitá.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale EX L.62 7/3/2001